domenica 20 dicembre 2009

domenica 18 ottobre 2009

Orto invernale

Finalmente anche se ormai fuori tempo massimo (e di parecchio anche) sabato abbiamo acquistato delle piantine e dei semi in busta per il nostro orto invernale. La vivaista ci ha spiegato che andrebbe fatto a rigore entro agosto. Dopo aver visto la mia faccia, ci ha rincuorati spiegandoci che se avessimo piantato e seminato al più presto in serra forse qualcosa a febbraio avremmo raccolto ("cavoli a febbraio????" le dico io, l'entusiasmo era già scemato, però il desiderio di aver della verdura fresca nell'orto era tanta) e tutto questo dovremmo farlo il prossimo sabato e prima di ciò, dovremmo ripulire il terreno dalle erbacce e smuoverlo un po’ anche solo con il rastrello. Il lavoro da farsi è parecchio ma in una giornata dovremmo cavarcela. Abbiamo acquistato: insalatina mista, radicchio, cavoli, broccoli e spinaci (non ci restava altro da piantare). La vivaista ci ha spiegato che dopo aver messo a dimora con del terriccio e del concime, possibilmente verso tarda mattinata perchè a quell'ora la terra fa tempo ad asciugarsi prima di sera, le piantine bisognèra comunque bagnarle. L'orto invernale necessita di meno attenzioni e soprattutto di molta meno acqua di quello estivo. Sarà bello vederlo prosperare (speriamo visto il ritardo), senza fare eccessiva fatica, il nostro primo orto invernale. E siamo anche curiosi di assaporarne i frutti. L'estate appena passata ha lasciato il segno sui nostri poveri alberi da frutto, il nostro caco che in genere in questo periodo splendeva di un arancio meraviglioso quest'anno è quasi privo di frutti. Confido nel nostro orticello.

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mercoledì 7 ottobre 2009

Il farro

Cereale molto antico originario della Palestina che si è diffuso in Egitto e in Siria e poi in tutto il mediterraneo. Per secoli è stato l'alimento base dei romani che lo consideravano un bene molto prezioso, tanto da venir utilizzato come merce di scambio e come parte della dote che la sposa offriva allo sposo durante il rito matrimoniale.
Esistono tre specie di farro. Il farro piccolo è quello di più antica coltivazione, con scarsa resa e i più alti costi di produzione poichè ogni spiga contiene una sola cariosside. Il farro medio o dicocco che ha una produttività maggiore ed è la specie più coltivata in Italia, sia oggi sia in epoca storica. Infine il farro spelta che deriva da un incrocio fra il farro dicocco e una graminacea selvatica, l'Aegilop squarrosa. Quest'ultimo, in Italia, è coltivato molto poco tanto che la gran parte di quello presente sulle nostre tavole è di importazione: dall'Europa Centrale, Orientale e dalla Francia.
La coltivazione del farro inizia con la semina fra la fine di ottobre e gli inizi di novembre, su un terreno ben arato leggermente pendente per evitare il ristagno delle acque, a un'altitudine che varia dai 300 agli 800 metri sul livello del mare. I primi germogli compaiono a febbraio e alla fine di luglio il farro è pronto per la mietitura. Può essere poi stivato in ben aerati depositi per circa tre mesi.
In commercio il farro si trova "decorticato" oppure "perlato". Il primo conserva la glumetta, il "vestito" del cereale, che è molto aderente al chicco ed è ricca di fibre. Mentre al secondo, che si presenta di un coloro molto più chiaro e cuoce in un tempo decisamente inferiore, è stata rimossa la glumetta attraverso un particolare processo di raffinazione con rulli cilindrici.
Farina, chicchi e fiocchi sono i tre ingredienti base della cucina a base di farro. Pasta, prodotti da forni, zuppe e minestre, insalate e ripieni sono i principali alimenti che si possono preparare. Con la farina di farro, ad esempio, si prepara un ottimo pane, per certi versi migliore di quello di farina integrale poichè a parità di fibre non ha il tipico sapore della crusca.
Il cereale è coltivato soprattutto in Toscana e quello proveniente dalla zona della Garfagnana ha anche ottenuto la certificazione di qualità "IGP" - Indicazione geografica protetta.
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fonte, immagine)

lunedì 5 ottobre 2009

Impressioni di ottobre

Finalmente al mattino quando esco di casa mi inzuppo le scarpe di rugiada e un brivido mi corre lungo la schiena per il fresco dell'arietta mattutina. Mai come quest'anno ho così tanto desiderato arrivasse la stagione autunnale. Le giornate finalmente si son accorciate e sento già il calore della stufa accesa, delle minestre bollenti da impiattare e delle lunghe docce bollenti. I colori delle piante si sono già intensificati come i tramonti..giallo rosso. Adoro l'instabilità del tempo autunnale. Adoro l'autunno.

domenica 27 settembre 2009

Giardino in movimento - il Clèment pensiero


Nel Giardino in Movimento si agisce, ma poco e solo nel rispetto della dinamica delle varie specie e dei loro spostamenti. Ci sono delle erbe spontanee che muoiono dopo aver sparso i semi e riappaiono da altre parti a primavera, magari in una strada o in un prato dove di solito si cammina... Il Giardino in Movimento nasce dall'osservazione di queste specie vagabonde, che viaggiano di stagione in stagione, di generazione in generazione direi. Io di solito non le elimino, anche se crescono su un luogo di passaggio, preferisco rispettare il loro migrare e aspettare che completino il ciclo vitale. Si tratta di una scelta di gestione ecologica, dove il giardiniere lavora il più possibile "con" e non "contro" la vita...

venerdì 25 settembre 2009

Overshoot Day, da oggi inizia il debito di risorse della Terra















Oggi, 25 settembre, è l’Earth Overshoot Day2009. Significa che dal primo gennaio ad ora abbiamo già consumato tutte le risorse che la Terra può rigenerare in un intero anno. L’Earth Overshoot Day 2008 fu il 23 settembre. Significa che la situazione è migliorata un pochino: abbiamo ristretto leggermente i consumi e siamo riusciti a far durare due giorni in più le risorse rinnovabili. Credo che il pur modesto miglioramento sia dovuto alla recessione. Ma a che prezzo! Resta il fatto che, fino alla fine dell’anno, vivremo in “debito ecologico”. I nostri consumi ricadranno sulle spalle di chi dopo di noi abiterà la Terra. I calcoli a proposito di risorse rinnovabili del pianeta e tempo impiegato per consumarle sono tenuti da I calcoli sono di Global Footprint Network, l’associazione che misura l’impronta ecologica dei vari Paesi. Per mantenere a tempo indefinito l’attuale tenore di vita il genere umano avrebbe bisogno di una quantità di risorse rinnovabili pari a quella offerta da 1,4 Terre. Praticamente, ci servirebbe un pianeta aggiuntivo: che disgraziatamente non c’è. Il risultato è che stiamo abbondantemente intaccando risorse non rinnovabili. Tagliamo gli alberi più in fretta di quanto non possano crescere, peschiamo i pesci più in fretta di quanto essi riescano a riprodursi. Saccheggiamo la Terra: chi verrà dopo di noi rischia di trovarsi un pianeta spolpato come un torsolo di mela. Mi piace spendere una parola anche a proposito della disuguaglianza fra i consumi. Il saccheggio è dovuto alle abitudini dell’Occidente ricco e opulento: i Paesi del Sud del mondo pesano ben poco sul pianeta. Il “debito ecologico” del genere umano ha cominciato ad accumularsi a partire dal 1986, anno il cui l’Earth Overshoot Day è caduto il 31 dicembre. Ogni anno la data è arrivata un po’ prima, con l’eccezione di questo 2009. Su Global Footprint Network il 25 settembre è l’Earth Overshoot Day 2009

mercoledì 23 settembre 2009

Piano casa: Veneto a sostegno del settore edilizio e dell'edilizia sostenibile







Approvata la Legge n. 14 dell'08 luglio 2009 "Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l'utilizzo dell'edilizia sostenibile e modifiche alla legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 in materia di barriere architettoniche", sul BUR n. 56 del 10/07/2009. Concesse cubature fino al 50% in più, e deroghe ai prg ma con rispetto delle distanze e dei centri storici. Basta permesso a costruire, sarà sufficiente la DIA. Il Veneto a favore dell'edilizia ma con criterio: no alla cementificazione, sì alla riqualificazione. Questo è l'obiettivo del Piano Casa regionale attuato con la Legge n. 14 dell'08 luglio scorso che prevede aumenti volumetrici per edifici residenziali e produttivi, ma nel rispetto del territorio e con premi per chi costruisce utilizzando la bioedilizia. Tra i punti salienti evidenziamo i seguenti: 1) Ampliamenti del 20% del volume su edifici esistenti residenziali o no a condizione che siano in aderenza rispetto al fabbricato esistente oppure utilizzando un corpo edilizio contiguo sempre già esistente. 2) Recupero dei sottetti, tranne che in centri storici e aree non edificabiliDemolizione e ricostruzione con aumenti fino al 40% per edifici costruiti prima del 1989 e fino al 50% se gli interventi sono oggetto di un piano attuativo. 3) Riduzione degli oneri al 60% ma solo per le prime case. 4) Per iniziare i lavori non servirà più il permesso a costruire ma sarà sostituito dalla DIA corredata di specifica documentazione. 5) Le richieste dovranno pervenire entro 24 mesi dall'entrata in vigore della legge regionale. 6) Gli interventi potranno essere realizzati anche in deroga ai piani regolatori e nel rispetto delle norme statali in materia di distanze. 7) I Comuni dovranno deliberare entro il 30 ottobre come e con quali limiti applicare la normativa; in caso contrario la legge potrà applicarsi ovunque nel territorio, ma solo per la prima casa e con esclusione dei centri storici o di edifici vincolati o in aree particolarmente delicate.

(necsi, immagine)

lunedì 21 settembre 2009

Civiltà nucleare: danni da radioattività trent’anni dopo

Insistiamo ancora sul nucleare e sui pericoli legati alla radioattività. Three Mile Island e Chernobyl fanno ormai parte della nostra memoria. Ma sono stati diversi gli incidenti nel corso della storia nucleare. Come quello di Church Rock, nel New Mexico, che ha contaminato la terra dei Navajo. Il Daily Times riporta che il 16 luglio 1979 il cedimento di una diga di contenimento delle scorie radioattive della vicina United Nuclear Corporation’s Church Rock Mill, determinò lo sversamento di 90 milioni di galloni (più di 300 milioni di litri) di liquidi altamente radioattivi che giunsero ed inquinarono per sempre il Rio Puerco. La maggior parte di queste acque mortali percolarono all’interno del terreno contaminando le fonti acquifere. Tutt’ora, a trent’anni di distanza, gli effetti devastanti di quell’incidente si fanno ancora sentire. La maggior parte delle persone che abita nell’area non solo si ammala (e muore) di cancro, ma deve anche combattere contro forme tumorali rarissime. E i casi di vitelli e pecore nate con due teste ormai non si contano più. Nonostante gli innumerevoli casi di cancro, nonostante le malformazioni animali, le autorità sanitarie non hanno mai condotto studi a lungo termine sugli effetti dell’incidente e della radioattività sulle popolazioni umane, animali e vegetali. Ed ora ci sono compagnie che intendono proseguire in quell’area i processi di sfruttamento delle miniere di uranio. Come se la storia non avesse nulla da insegnare.

Primo trattore a colza in Italia










Mercoledì 23 alle 10.30 a ValleVecchia (Caorle-VE), nell'azienda pilota e dimostrativa di Veneto Agricoltura, avverrà la presentazione del primo trattore in Italia prodotto e commercializzato dalla Fendt che utilizza olio puro di colza come carburante.

L'olio di colza è carburante realmente "verde", ottenuto dalla spremitura del colza; non si tratta di un biodiesel, è un olio naturale, quindi biodegradabile, la cui combustione migliora notevolmente il bilancio dell'anidride carbonica rispetto ad altri combustibili, e può essere facilmente prodotto e utilizzato in azienda agricola.
Il Fendt "820 Vario greentec", è l'ultimo anello del progetto di filiera bioenergetica corta e chiusa sperimentata da Veneto Agricoltura nella sua azienda a ValleVecchia. Qui, lo scorso autunno, sono stati seminati 24 ettari di colza ed il raccolto ottenuto, dopo un semplice processo di spremitura a freddo e filtrazione dei semi raccolti, è diventato olio vegetale puro utilizzabile da questo nuovo trattore come carburante.
Rispetto ad altri combustibili come il gasolio o il biodiesel, l'olio vegetale può diventare una fonte energetica alternativa e diffusa localmente sul territorio rurale, poiché può essere prodotto direttamente dalla singola azienda agricola attraverso un processo di lavorazione semplice e che non comporta necessariamente un'organizzazione di tipo industriale.
Il trattore della Fendt con i suoi 205 CV di potenza massima e un serbatoio da 340 litri potrà soddisfare le esigenze e la mole di lavoro di una grande azienda agricola come ValleVecchia, rispettando innanzitutto l'ambiente e fungendo ovviamente da esempio per molte altre aziende che desiderano investire sull'innovazione sfruttando i benefici di una fonte di energia alternativa e biodegradabile, che taglia i costi e può pure diventare una fonte di reddito per le stesse aziende agricole.

domenica 20 settembre 2009

Fukuoka e l'agricoltura del non-fare

Masanobu Fukuoka è un microbiologo giapponese che sviluppò, già a partire dagli anni '40, un metodo definito "agricoltura naturale" o anche "agricoltura del non fare". Secondo Fukuoka, lo scopo vero dell’agricoltura non è far crescere i raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento degli esseri umani: una via di ricerca interiore. Per Fukuoka bastano 1000 mq a persona per arrivare all’autossufficienza alimentare, ma la cosa più importante è che la cura del proprio campo, armonizzandosi con i cicli della natura, nutre non solo il corpo, ma anche l'anima.

Col suo metodo si può smettere di "faticare" e trovare il tempo per fare anche arte, poesia, crescere spiritualmente. Questa era per lui la cosa più importante da comunicare.

II principi rivoluzionari del metodo Fukuoka sono:

- non arare

- non diserbare

- non concimare

- non potare.

In tal modo egli riesce a coltivare sullo stesso appezzamento una grande varietà di piante e la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione, ottenendo anche due raccolti nello stesso anno.

Con questo approccio, in 50 anni di effettivi e straordinari risultati, ha messo in serio dubbio tutte le certezze sia dell'agricoltura tradizionale che di quella scientifica.

Ad esempio egli ha dimostrato che l'effetto provocato dall'aratura è controproducente perché compatta il terreno e ne diminuisce la porosità rendendolo progressivamente sempre più duro.

Anche uno dei lavori tipici – più estenuante un tempo, quando si faceva a mano, e più inquinante oggi a causa dell'uso dei diserbanti chimici – del contadino è quello di rimuovere le cosiddette "erbacce". Tutti hanno sempre pensato che le piante infestanti danneggiassero i raccolti. Ebbene Fukuoka fa notare che:

1) in natura le piante vivono e crescono insieme;

2) le radici delle erbe penetrano a fondo nel terreno smuovendolo e facendo entrare aria;

3) quando le erbe concludono il loro ciclo vitale, forniscono l'humus che permette ai microrganismi della biosfera di svilupparsi arricchendo e fertilizzando il terreno.

Tutto avviene da sé, per l'appunto l'agricoltura del non fare.

Il testo più famoso di Masanobu Fukuoka, tradotto anche in lingua italiana, è La Rivoluzione del Filo di Paglia.

(spiritualweb, foto)

Agricoltura naturale ....

venerdì 11 settembre 2009

La vita emotiva degli animali da fattoria

     La vita emotiva degli animali da fattoria     

L'odore del mattino

Ci sono profumi e odori nell’aria sempre diversi ogni mattina quando esco di casa. Non so se molte persone fanno caso a queste cose, ma svegliarsi di buon'ora al mattino, aprire le fineste (anche in pieno inverno)e respirare a pieni polmoni l'aria fresca, infonde un sacco di energia. L'aria della domenica è ancora più bella perchè agli odori si mescolano i suoni delle campane dei paesi vicini. Eviterei di parlarvi degli odori che le finestre me le fanno chiudere specialmente nel periodo in cui i campi devono essere concimati (son talmente tanti e rischierei di annoiarvi). Ci sono certi odori però che meritano essere annusati come per esempio quello dell'uva appena spremuto, della legna appena arsa nei camini, del fieno appena raccolto, dell'erba del giardino appena tagliata e quello dei fiori delle piante di acacia.

lunedì 7 settembre 2009

La transumanza

La parola transumanza è un vocabolo comune e stà ad indicare, lo spostamento del pastore e della sua mandria o greggi. La pratica ha radici storiche, partendo dal periodo pre-romano, fino ad arrivare ai giorni nostri. Dalle nostre parti in questo periodo si festeggia verso fine settembre con una manifestazione tra le più rinomate in Italia e copre un tragitto lungo 80 km. E' un bellissimo evento, però quando arriva alla fine del percorso, la mandria è sempre stremata.

Allarme Greenpeace per balene e delfini

Inquinamento, traffico e pesca illegale sembrano essere le cause della fuga di balene e altri mammiferi marini dal Santuario dei Cetacei presso il Mar Ligure. Nella famosa baia, ormai ridotta ad una vera e propria fogna a cielo aperto, le balenottere potrebbero essere diminuite del 75% e le stenelle (cetaceo appartenete alla famiglia dei delfini) del 50%.
Sono questi i dati che emergono dal rapporto di Greenpeace sull'area marina del mar Ligure, presentati a Roma, e frutto di una ricognizione effettuata a agosto 2008 a distanza di 16 anni dall'ultimo monitoraggio (nel 1992 le balenottere erano circa 900 e le stenelle comprese tra 15.000 e 42.000). A compromettere la zona sono stati, secondo l'associazione targata arcobaleno, l'inquinamento, il traffico, la pesca illegale e soprattutto la mancanza di un ente di gestione, nonchè la predisposizione di un piano di tutela.
Per quanto riguarda le stenelle il range di popolazione va da 5.000 a 21.000 esemplari, mentre per le balenottere l'avvistamento di un numero ridotto (soltanto un quarto rispetto alle attese) non ha consentito di effettuare una stima. I problemi individuati da Greenpeace nel santuario definito una scatola vuota senza regole e controlli riguardano l'inquinamento per una grave contaminazione da batteri fecali in alto mare, il traffico incontrollato con traghetti che corrono a 70 km/h, un'attività di "whale watching" svolta in modo pericoloso con aerei e motoscafi, il rumore che disturba i cetacei e la pesca illegale.
La richiesta di Greenpeace è di sottoporre il Santuario dei Cetacei ad un regime di tutela e gestione creando una grande riserva marina d'altura.

domenica 6 settembre 2009

Tempo di vendemmia

A breve anche dalle nostre parti inizierà la vendemmia, come vedete in foto questo è un filare di viti aveti tutte il tronco storto e ruvido. I rami si chiamano tralci. Ad essi sono attaccate le foglie con l'uva.
Per vendemiare, basta con una mano reggere il grappolo d'uva e con l'altra tagliare il gambo e porlo nell'apposita cesta. Dopodichè si procederà con la tradizionale spremitura.

Kaohsiung World Stadium di Toyo Ito: energia pronta per l’uso








Toyo Ito ha realizzato uno stadio completamente autosufficiente dal punto di vista energetico: uno stadio con le forme sinuose di un fiume, che si alimenta da sé. Si trova a Taiwan. Il numero di pannelli solari di cui il Kaohsiung World Stadium è 8844. Si riescono così ad alimentare tutte le luci, gli impianti di condizionamento e gli apparecchi elettronici dello stadio. Da stadio a vera e propria centrale energetica. L’energia solare accumulata quando la struttura è chiusa al pubblico, in eccesso rispetto a quella necessaria allo stadio, viene venduta. Lo stadio riesce infatti a produrre, sfruttando la sola energia solare, più di un milione di KWh all’anno, evitando di immettere in ambiente oltre 600 tonnellate di anidride carbonica. Anche i materiali di cui l’imponente struttura è costituita, sono totalmente riciclabili.

(fonte)

Milano e i suoi navigli

Chi direbbe che Milano dal Medioevo sin alla metà degli anni 30 fosse stata una città d'acqua?
Eppure la città meneghina era un tempo, nonostante la posizione geografica lontana dal mare, proprio questo, una città d'acqua che attraverso una complessa rete di canali navigabili (i cosiddetti Navigli, risalenti al primo medioevo e modernizzati dal genio di Leonardo da Vinci), rappresentava una delle città portuali più attive d'Italia.
I Navigli consentivano infatti di trasportare in città ogni tipo di merce da e fino a Venezia. I Navigli (il più "vecchio" è il Naviglio Grande che con i suoi quasi 850 anni è il più antico canale navigabile d'Europa), ideati per
irrigare i campi e trasportare merci, integrati dai fiumi Ticino, Adda e Po, erano una vera e propria "autostrada d'acqua" che, tramite i Laghi Maggiore e di Como, collegava la Svizzera e il Nord Europa con Venezia, e con la rivoluzione industriale furono utilizzati sempre più per alimentare i commerci lombardi (negli anni '50 Milano era il terzo porto mercantile italiano) e fornire energia alle industrie del primo "boom" industriale lombardo.
Proprio quest'ultimo aspetto è uno degli ambiti d'intervento più interessanti del business plan 2006-2010, quindi produzione di biomasse da cui ricavare energia a basso impatto ambientale sfruttando i salti d'acqua delle conche (con mini-centrali idroelettriche) e dell'acqua di falda (con impianti a pompe di calore per teleclimatizzare riducendo l'impiego di derivati dal petrolio e azzerando le emissioni in atmosfera). E ancora trasporti puliti a basso impatto ambientale, insediamenti di qualità col recupero di aree dismesse per realizzare poli tecnologici innovativi (centri di ricerca, istituti universitari, imprese ad alta tecnologia), tutela del paesaggio con la riconversione di aziende agricole in parchi, boschi e oasi ambientali in aggiunta ai tre Parchi Regionali già compresi nella zona (Ticino, Adda Nord e Sud Milano) e la riconversione di edifici storici e cascine in attività turistiche e sociali attraverso la navigazione turistica dei canali, la realizzazione di circuiti di piste ciclabili integrate in un sistema di trasporto intermodale (bici, treno, metropolitana, bus elettrico e battello) (agriturismi, bed & breakfast, campus universitari, case per anziani).

giovedì 3 settembre 2009

Casa in campagna


Alberto ed io viviamo in una zona immersa nell'aperta campagna. Nessuna borgata, chiasso pressochè assente, gli unici rumori se così si vogliono definire provengono dallo sporadico transito di vetture di passaggio e macchine agricole. I primi mesi abbiamo fatto una fatica ad abituarci al silenzio tombale che regna in questa zona, basti pensare che entrambi eravamo abituati a ben altri rumori assordanti, io per esempio al traffico automobilistico di una strada provinciale, alberto al centro città. Nel giro di qualche mese ci siamo abituati e penso che adesso non riusciremo più a staccarci dal paradiso delle nostre zone agricole. Viviamo in un piccolo appartamento ricavato in una casa colonica con stalla realizzata ancora all'inizi dello scorso secolo e dove vivevano i miei bisnonni. Vent'anni fà la stalla è stata risttrutturata ed oggi io ho la fortuna di poter vivere nei posti dove ho trascorso dei momenti indimenticabili della mia infanzia. La bellezza che si porta appresso questa casa è indescrivibile nel senso che non è che sia stato eseguito chissà che intervento edilizio, è la gioia che infonde nei nostri cuori quando ci troviamo a zappare un pezzo di orto, o potare piantine e alberi da frutto, ad eseguire un intervento di manutenzione. I sacrifici di vent'anni fà dei miei genitori, sono serviti a questo a farmi capire che la cultura della terra dove nasciamo e viviamo e qualcosa che non si può monetizzare, cresce con il duro lavoro e i valori trasmessi di generazione in generazione.

martedì 1 settembre 2009

L'albero della mia infanzia

Quando ero piccola passavo le mie giornate sotto un'albero dall'ampia chioma, situato proprio in mezzo ad una distesa di campi verdi vicini alla casa dove attualmente abito . Al tempo trascorrevo tutte le mie vacanze estive dalla nonna e tra i miei giochi preferiti c'erano anche le corse nei campi asciutti e in quelli appena irrigati, per finire stremata a riposarmi all'ombra del mio adorato albero. Come una scimmietta mi arrampicavo e mi dondolavo a testa in giù. Ancora oggi quando vado a passeggiare una capatina la faccio al mio albero, lo saluto e gli sorrido ricordando le mervigliose estati passate in sua compagnia, tra le urla e rimproveri della nonna che facevo impazzire perchè ero una instancabile bambina.
(fonte foto: poster)

lunedì 31 agosto 2009

Baccalà alla vicentina

Ho sempre adorato il baccalà (mitica qualità da sempre Ragno) cotto alla vicentina di mia nonna. Qui a Vicenza ci sono alcune ricette che fanno parte della cucina regionale però io non ne ho sperimentata nessuna .... Mia nonna lo ha sempre cucinato con il latte, sin da quando ero piccolina. Il profumo che emana finchè è in ammollo nell'acqua e una volta in cottura son qualcosa di indescrivibile, mi riporta ai tempi della mia infanzia ecco perchè questo piatto mi è così caro. Mia nonna lo cucina seguendo una sua vecchissima ricetta tramandatale da sua mamma.
Devo ammettere che la ricetta che vi presento può risultare un po’ pesante e sicuramente abbonda in calorie ma se la proponiamo come piatto unico, risulterà non solo deliziosa ma anche conveniente, per via dei costi contenuti degli ingredienti.

Ingredienti per 4 persone:
Uno stoccafisso possibilmente Ragno 500g;
aglio qualche spicchio

Procedimento:

Sciacquare per almeno 24 ore il baccalà, tenendolo immerso in acqua (farla scorrere spesso). Spellarlo, spinarlo e tagliarlo a pezzi. Metterlo nel latte e farlo bollire per almeno 30 minuti, aggiungendo poca acqua, se necessario. Scolarlo con l'aiuto di uno scolino. Fare rapprendere il latte, fino a quando si sarà formata una salsetta.
Condire con una spolverata di prezzemolo tritato finemente e completare la cottura con la salsetta al latte.

Servitelo con la polenta fatta come segue:

Mettete a bollire un litro abbondante di acqua salata e iniziare a versare a pioggia un pugno di farina gialla; versare con un cucchiaio di legno e dopo qualche minuto versare a pioggia la rimanente farina sempre rimestando col cucchiaio di legno; la polenta è cotta quando tende a staccarsi dalle pareti della pentola; aggiungere alla fine due cucchiai di olio d'oliva extra vergine. Versare la polenta in ogni piatto e aggiungete il baccalà come preferite io lo preferisco separato dalla polenta.

Buona mangiata e w le nonne.